Se questo è un uomo – Primo Levi – La Partenza da Fossoli

Come ebreo, venni inviato a Fossoli, presso Modena, dove un vasto campo di internamento, già destinato ai prigionieri di guerra inglesi e americani, andava raccogliendo gli appartenenti alle numerose categorie di persone non gradite al neonato governo fascista repubblicano.

Al momento del mio arrivo, e cioè alla fine del gennaio 1944, gli ebrei italiani nel campo erano centocinquanta circa, ma entro poche settimane il loro numero giunse a oltre seicento. Si trattava per lo più di intere famiglie, catturate dai fascisti o dai nazisti per loro imprudenza, o in seguito a delazione. Alcuni pochi si erano consegnati spontaneamente, o perché ridotti alla disperazione dalla vita randagia, o perché privi di mezzi, o per non separarsi da un congiunto catturato, o anche, assurdamente, per “mettersi in ordine con la legge”. V’erano inoltre un centinaio di militari jugoslavi internati, e alcuni altri stranieri considerati politicamente sospetti. (…)

Ma il mattino del 21 si seppe che l’indomani gli ebrei sarebbero partiti. Tutti: nessuna eccezione. Anche i bambini, anche i vecchi, anche i malati. Per dove, non si sapeva. Prepararsi per quindici giorni di viaggio. Per ognuno che fosse mancato all’appello, dieci sarebbero stati fucilati.

Soltanto una minoranza di ingenui e di illusi si ostinò nella speranza: noi avevamo parlato a lungo coi profughi polacchi e croati, e sapevamo che cosa volesse dire partire.

Nei riguardi dei condannati a morte, la tradizione prescrive un austero cerimoniale, atto a mettere in evidenza come ogni passione e ogni collera siano ormai spente, e come l’atto di giustizia non rappresenti che un triste dovere verso la società, tale da potere accompagnarsi a pietà verso la vittima da parte dello stesso giustiziere. Si evita perciò al condannato ogni cura estranea, gli si concede la solitudine, e, ove lo desideri, ogni conforto spirituale, si procura insomma che egli non senta intorno a sé l’odio o l’arbitrio, ma la necessità e la giustizia, e, insieme con la punizione, il perdono.

Ma a noi questo non fu concesso, perché eravamo troppi, e il tempo era poco, e poi, finalmente, di che cosa avremmo dovuto pentirci, e di che cosa venir perdonati? Il commissario italiano dispose dunque che tutti i servizi continuassero a funzionare fino all’annunzio definitivo; la cucina rimase perciò in efficienza, le corvées di pulizia lavorarono come di consueto, e perfino i maestri e i professori della piccola scuola tennero lezione a sera, come ogni giorno. Ma ai bambini quella sera non fu assegnato compito.

E venne la notte, e fu una notte tale, che si conobbe che occhi umani non avrebbero dovuto assistervi e sopravvivere. Tutti sentirono questo: nessuno dei guardiani, né italiani né tedeschi, ebbe animo di venire a vedere che cosa fanno gli uomini quando sanno di dover morire.

Ognuno si congedò dalla vita nel modo che più gli si addiceva.

Alcuni pregarono, altri bevvero oltre misura, altri si inebriarono di nefanda ultima passione. Ma le madri vegliarono a preparare con dolce cura il cibo per il viaggio, e lavarono i bambini, e fecero i bagagli, e all’alba i fili spinati erano pieni di biancheria infantile stesa al vento ad asciugare; e non dimenticarono le fasce, e i giocattoli, e i cuscini, e le cento piccole cose che esse ben sanno, e di cui i bambini hanno in ogni caso bisogno. Non fareste anche voi altrettanto? Se dovessero uccidervi domani col vostro bambino, voi non gli dareste oggi da mangiare? (…)

I vagoni erano dodici, e noi seicentocinquanta; nel mio vagone eravamo quarantacinque soltanto, ma era un vagone piccolo. Ecco dunque, sotto i nostri occhi, sotto i nostri piedi, una delle famose tradotte tedesche, quelle che non ritornano, quelle di cui, fremendo e sempre un poco increduli, avevamo così spesso sentito narrare. Proprio così, punto per punto: vagoni merci, chiusi dall’esterno, e dentro uomini donne bambini, compressi senza pietà, come merce di dozzina, in viaggio verso il nulla, in viaggio all’ingiù, verso il fondo. Questa volta dentro siamo noi. (…)

Il treno viaggiava lentamente, con lunghe soste snervanti. Dalla feritoia, vedemmo sfilare le alte rupi pallide della val d’Adige, gli ultimi nomi di città italiane. Passammo il Brennero alle dodici del secondo giorno, e tutti si alzarono in piedi, ma nessuno disse parola. Mi stava nel cuore il pensiero del ritorno, e crudelmente mi rappresentavo quale avrebbe potuto essere la inumana gioia di quell’altro passaggio, a portiere aperte, ché nessuno avrebbe desiderato fuggire, e i primi nomi italiani… e mi guardai intorno, e pensai quanti, fra quella povera polvere umana, sarebbero stati toccati dal destino.

Fra le quarantacinque persone del mio vagone, quattro soltanto hanno rivisto le loro case; e fu di gran lunga il vagone piu fortunato. Soffrivamo per la sete e il freddo: a tutte le fermate chiedevamo acqua a gran voce, o almeno un pugno di neve, ma raramente fummo uditi; i soldati della scorta allontanavano chi tentava di avvicinarsi al convoglio. Due giovani madri, coi figli ancora al seno, gemevano notte e giorno implorando acqua. Meno tormentose erano per tutti la fame, la fatica e l’insonnia, rese meno pensose dalla tensione dei nervi: ma le notti erano incubi senza fine.

Pochi sono gli uomini che sanno andare a morte con dignità, e spesso non quelli che ti aspetteresti. Pochi sanno tacere, e rispettare il silenzio altrui. Il nostro sonno inquieto era interrotto sovente da liti rumorose e futili, da imprecazioni, da calci e pugni vibrati alla cieca come difesa contro qualche contatto molesto e inevitabile. Allora qualcuno accendeva la lugubre fiammella di una candela, e rivelava, prono sul pavimento, un brulichio fosco, una materia umana confusa e continua, torpida e dolorosa, sollevata qua e là da convulsioni improvvise subito spente dalla stanchezza.

Dalla feritoia, nomi noti e ignoti di città austriache, Salisburgo, Vienna; poi cèche, infine polacche. Alla sera del quarto giorno, il freddo si fece intenso: il treno percorreva interminabili pinete nere, salendo in modo percettibile. La neve era alta. Doveva essere una linea secondaria, le stazioni erano piccole e quasi deserte. Nessuno tentava più, durante le soste, di comunicare col mondo esterno: ci sentivamo ormai “dall’altra parte”. Vi fu una lunga sosta in aperta campagna, poi la marcia riprese con estrema lentezza, e il convoglio si arrestò definitivamente, a notte alta, in mezzo a una pianura buia e silenziosa. Si vedevano, da entrambi i lati del binario, file di lumi bianchi e rossi, a perdita d’occhio; ma nulla di quel rumorio confuso che denunzia di lontano i luoghi abitati. Alla luce misera dell’ultima candela, spento il ritmo delle rotaie, spento ogni suono umano, attendemmo che qualcosa avvenisse.

Accanto a me, serrata come me fra corpo e corpo, era stata per tutto il viaggio una donna. Ci conoscevamo da molti anni, e la sventura ci aveva colti insieme, ma poco sapevamo l’uno dell’altra. Ci dicemmo allora, nell’ora della decisione, cose che non si dicono fra i vivi. Ci salutammo, e fu breve; ciascuno salutò nell’altro la vita. Non avevamo più paura. (…)

Ci apparve una vasta banchina illuminata da riflettori. Poco oltre, una fila di autocarri. Poi tutto tacque di nuovo. Qualcuno tradusse: bisognava scendere coi bagagli, e depositare questi lungo il treno. In un momento la banchina fu brulicante di ombre: ma avevamo paura di rompere quel silenzio, tutti si affaccendavano intorno ai bagagli, si cercavano, si chiamavano l’un l’altro, ma timidamente, a mezza voce. Una decina di SS stavano in disparte, l’aria indifferente, piantati a gambe larghe. A un certo momento, penetrarono fra di noi, e, con voce sommessa, con visi di pietra, presero a interrogarci rapidamente, uno per uno, in cattivo italiano. Non interrogavano tutti, solo qualcuno. “Quanti anni? Sano o malato?” e in base alla risposta ci indicavano due diverse direzioni.

Tutto era silenzioso come in un acquario, e come in certe scene di sogni. Ci saremmo attesi qualcosa di piu apocalittico: sembravano semplici agenti d’ordine. Era sconcertante e disarmante.

Qualcuno osò chiedere dei bagagli: risposero “bagagli dopo”; qualche altro non voleva lasciare la moglie: dissero “dopo di nuovo insieme”; molte madri non volevano separarsi dai figli: dissero “bene bene, stare con figlio”. Sempre con la pacata sicurezza di chi non fa che il suo ufficio di ogni giorno. (…)

Da “Se questo è un uomo” di Primo Levi – Ed, Einaudi

La città di Milano non rispetta il turismo

Da milanese, da italiano, da turista per passione e professione mi sto rendendo conto di quanto la città di Miano si stia impoverendo sempre di più per ragioni ai più sconosciute. Ma cosa sta succedendo?

L’esperienza cui si ispira questo articolo nasce sabato 11 gennaio 2024, iniziata da un regalo di Natale a mia moglie Silvia, il biglietto per vedere “Lo schiaccianoci” di Piotr Ilic Tchaikovsky al Teatro alla Scala. Partiamo da Bande Nere con la metropolitana. Ricordo ai lettori che sono una persona con disabilità Chiediamo al controllore se l’ascensore al duomo funzionava, sapendo che la riapertura degli ascensori al duomo era prevista per il 6 gennaio. Ci danno l’ok, stupito da questo ok per scarsa fiducia degli amministratori locali e dei lavori ATM. Partiamo.

Scendiamo al Duomo, dove come previsto non funzionava l’ascensore esterno. Chiediamo al controllore dove potevamo uscire rispondendo che dovevamo chiedere al controllore di Bande Nere ed abbiamo risposto che per lui era tutto funzionante; comunque percorrendo tutto il corridoio arrivavamo in Cordusio e lì c’è il montascale (personalmente credo sia il più lento del mondo), fremendo perché al Teatro alla Scala gli spettacoli iniziano alle 20.00. E finalmente arriviamo all’ingresso della Scala alle 19.45.

Al termine dello spettacolo 22.30 con Silvia volevamo trascorrere una serata fuori; usciamo dalla Scala con grande fatica a causa della folla che solitamente si assembra all’uscita degli spettacoli e ci avviamo verso la zona dei ristoranti/pizzerie. Tutti inesorabilmente chiusi. Al sabato sera il centro di Milano era praticamente vuoto e sporcizia ovunque. Ci siamo spostato in via Dante, stesso scenario squallido. Una Milano così triste e brutta non l’avevo mai vista. Siamo tornati mestamente a casa e ci siamo fatti la pasta di mezzanotte.

Reduci da una vacanza a Madrid e da un weekend a Firenze, trovare questo decadimento in centro a Milano fa sorgere numerosi dubbi sull’amministrazione della seconda città d’Italia: il centro della città ignora completamente le esigenze dei cittadini e dei turisti che vogliono divertirsi e/o semplicemente cenare al termine di uno spettacolo al cinema o a teatro. Un quadro desolante e il confronto con Madrid e Firenze è semplicemente pietoso. Un senso di smarrimento, un senso di rabbia verso la città in cui vivo e che ho amato. A Firenze una ordinanza comunale vieta la vendita di alcolici in negozi del centro dalle ore 21, mi sembra ridicolo perché basta attraversare un qualunque ponte sull’Arno, ed acquisti quello che vuoi. In ogni caso, non vedo l’utilità di una simile ordinanza se non la perdita di guadagno dei negozianti. In compenso la città di Firenze è pulitissima, nonostante sia una delle città più visitate del mondo. A Madrid sembra di essere in un altro pianeta.

Quindi se si vuole gestire una grande città è possibile, a patto che ci sia rispetto per tutti: cittadini, turisti e persone con disabilità. Chi scrive queste parole è un cittadino, un turista e una persona con disabilità che vede il degrado diffuso della città. Non oso pensare nelle periferie cosa possa succedere. Stiamo assistendo al declino di una ex grande città e lo scrivo con grande rammarico.

Antonio Capoduro
Pres. Associazione Nazionale Turismo Open

Cappella degli Scrovegni (PD)

Dove si trova

La Cappella degli Scrovegni, conosciuta da tutti con il cognome del suo committente Enrico, è intitolata a Santa Maria della Carità e nota in tutto il mondo per lo straordinario ciclo pittorico realizzato da Giotto. L’opera costituisce il massimo capolavoro ad affresco dell’artista e testimonia la profonda rivoluzione che il pittore toscano portò nell’arte occidentale.

Il ciclo affrescato da Giotto in soli due anni, tra il 1303 e il 1305, si dispiega sull’intera superficie interna della Cappella narrando la Storia della Salvezza in due percorsi differenti: il primo con le Storie della Vita della Vergine e di Cristo dipinto lungo le navate e sull’arco trionfale; il secondo inizia con i Vizi e le Virtù, affrontate nella pozione inferiore delle pareti maggiori, e si conclude con il maestoso Giudizio Universale in controfacciata.

La prima grande rivoluzione compiuta da Giotto a Padova è nella rappresentazione dello spazio: si possono ammirare esempi di “prospettiva” e di resa della terza dimensione che anticipano di cent’anni leteorie rinascimentali. La seconda è l’attenzione rivolta alla rappresentazione dell’uomo, nella sua fisicità ed emotività: ciò viene ben espresso da Giotto nelle Storie della Vita della Vergine e di Cristo in cui emergono con intensità le gioie e i dolori umani, di cui restano significativi e celebri esempi la tenerezza del bacio di Gioacchino ed Anna ne L’incontro alla Porta Aurea e la disperazione delle madri in lacrime ne La strage degli innocenti.

Il soffitto voltato è un manto azzurro di stelle e presenta dei tondi le figure di Maria, di Cristo e dei Profeti. Nel presbiterio si conserva ancora il gruppo scultoreo Madonna con il Bambino tra due angeli realizzato dal grande scultore Giovanni Pisano all’inizio del Trecento.

Il ciclo affrescato della Cappella degli Scrovegni è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO nel 2021 all’interno del sito seriale “I cicli affrescati del XIV secolo di Padova”.

Note sull’accessibilità

La Cappella degli Scrovegni è accessibile a persone con disabilità motoria e l’accesso è accanto alla biglietteria situata sul lato destro della chiesa,

Servizio Call Canter di Vita Indipendente della Regione Lombardia

Vita Indipendente è uno strumento economico per aiutare le persone con disabilità a vivere una vita con minori difficoltà. Quindi dovrebbero agevolare economicamente e burocraticamente le persone più disagiate.

Oggi provo con mia moglie a chiamare il call center del servizio di vita indipendente per sapere se esistono sostegni economici per l’acquisto di un autoveicolo e per una protesi dentaria. La risposta è stata a nostro parere persino sgradevole: “occorre guardare tutti i bandi regionali e valutare quello che fa al vostro caso”.

Se questo è il modo di aiutare le persone con difficoltà non mi sembra un servizio utile a semplificare la vita di persone con disabilità, soprattutto in virtù della varietà delle disabilità che esistono e come si sa i bandi sono scritti in burocratese che nessuno conosce, nemmeno gli addetti ai lavori, proprio per scoraggiare le persone a farne uso. Immaginiamoci solo il verbo “Obliterare” che in italiano corrente si traduce banalmente in timbrare, leggere un bando in linguaggio burocratese per una persona con disabilità intellettiva o semplicemente non acculturata.

Fare formazione a centralinisti di “vita indipendente” a mio avviso è un obbligo morale, civile e sociale da parte delle Regioni.

Antonio Capoduro
Pres. Associazione Nazionale Turismo Open

Anno nuovo, tempo di riflessioni e di bilanci delle attività della Associazione Nazionale Turismo Open: uno slancio verso il futuro

L’Associazione Nazionale Turismo Open è in grande espansione se consideriamo che è stata costituita solo a marzo del 2023; durante il quale è stato dato un impianto stabile e coerente al sito web, nostra principale fonte di visibilità insieme ai nostri canali social: facebook, twitter (x.com), instagram e YouTube.

Le visite

La Associazione Nazionale Turismo Open ha visitato e classificato secondo i propri criteri di valutazione, sintetizzate in stelline i seguenti luoghi suddivisi per regioni:

Emilia-Romagna

Città di Bologna: Basilica di San Petronio (1 stellina)
Città di Modena: Museo Enzo Ferrari (3 stelline)
Provincia di Modena: Nirano – Salse (5 stelline)
Città di Parma: Galleria Nazionale (3 stelline)
Provincia di Parma: Fontanarello – Labirinto di Franco Maria Ricci (3 stelline)
Città di Piacenza: Basilica del Santo Sepolcro (0 stelline), Basilica di Santa Maria di Campagna (3 stelline)
Provincia di Reggio Emilia: Il borgo fortificato di Castellarano (RE) (1 stellina), Marola e i suoi metati (3 stelline)
Città di Ravenna: Battistero degli ariani (3 stelline)

Lazio

Provincia di Roma: Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia (1 stellina)

Lombardia:

Città di Brescia: Chiesa di Santa Maria dei Miracoli (3 stelline), Tempio Capitolino (5 stelline)
Città di Como: Basilica di Sant’Abbondio (3 stelline), Basilica di San Fedele (1 stellina), Duomo (3 stelline), Tempio Voltiano (3 stelline)
Città di Milano: Basilica di Sant’Ambrogio (4 stelline), Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore (5 stelline), Chiesa di San Satiro (3 stelline), Duomo (5 stelline), Memoriale della Shoah (3 stelline), Museo Poldi-Pezzoli (1 stellina)

Piemonte

Città di Torino: Real Chiesa di San Lorenzo (3 stelline)
Provincia di Torino: Sant’Ambrogio – San Michele (3 stelline), Reggia di Venaria Reale (5 stelline)

Sicilia

Città di Palermo: Palazzo dei Normanni (3 stelline)

Toscana

Città di Firenze: Museo Nazionale del Bargello (1 stellina), Museo del trenino: H0 (3 stelline)
Provincia di Pisa: Museo Piaggio a Pontedera (3 stelline)

Veneto

Provincia di Vicenza: Due0000ville – La sorgente del Bacchiglione (3 stelline)
Provincia di Venezia: Stra – Museo Villa Pisani (3 stelline)

I percorsi

Abbiamo iniziato ad elencare i principali percorsi accessibili e più rapidi per andare da a mete più o meno importanti come:

Città di Milano: dalla Stazione Centrale a Duomo
Città di Brescia: dalla Stazione Ferroviaria a Piazza della Vittoria.

Le interviste

Abbiamo iniziato a fare interviste a sindaci, musei, fondazioni e organizzazioni di assistenza per disabili e persone con difficoltà:

Sindaco di Cinto Caonaggiore
Direttrice Musei del Bargello – Firenze
Presidente Fondazione Fossoli – Carpi (MO)
Direttrice Sala Blu (Servizio di assistenza ferroviaria)

I Partner

Abbiamo raccolto partner come:

Dipartimento di Informatica dell’Università degli Studi di Milano
Fondazione Fossoli
Fondazione PartecipaMI
IdeaNatura snc

I nostri progetti

E’ in cantiere su idea di Antonio Capoduro insieme a Giovanni Lodetti il Museo Multimediale della Scherma M° Marcello Lodetti; progetto che ha ricevuto i seguenti Patrocini: CONI Lombardia, FIS Lombarsia, CIP Lombardia, Panathlon Italia, Università degli Studi di Milano, Dipartimento di Informatica dell’Università degli Studi di Milano, Unione Nazionale Veterani dello Sport, Federazione Italiana dello Sport Universitario, Associazione internazionale di Psicologia e Psicanalisi dello Sport, Società Italiana Storici dello Sport e Associazione Nazionale Turismo Open.

Siamo in attesa del Patrocinio di Milano-Cortina e della Ragione Lombardia.

Eventi in cui abbiamo partecipato

Milano: Dicembre 2023: “Vita indipendente in Regione Lombardia”
Rozzano: Maggio 2024: “Ho Voglia di te, sessualità e disabilità”
Firenze: Novembre 2024: I luoghi dello sport”

Work in progress

In virtù di quanto esposto finora, la Associazione Nazionale Turismo Open intende proseguire il proprio lavoro di sensibilizzazione per migliorare la qualità del turismo accessibile, arricchire il numero di attrazioni turistiche con piccoli interventi e segnalazioni, prestare maggiore attenzione verso il pubblico visti i risultati in costante crescita in termini di visualizzazioni ed intende aumentare la quantità di informazioni fornite. aumentare i servizi e migliorare la qualità della reperibilità delle informazioni e soprattutto farsi portabandiera del concetto che il turismo accessibile aumenta il business.

Infine vorremmo accingere qualche finanziamento esterno per avere maggiori possibilità di agevolare e incrementare i nostri servizi.

Ricordo che ogni cosiglio, critica, partecipazoione attiva è ben accetta; attraverso il contributo e le idee di tutti è possibile crescere e migliorare. Siete i benvenuti.

Antonio Capoduro
Pres. Associazione Nazionale Turismo Open

Basilica di San Petronio a Bologna

Dove si trova

La Basilica di San Petronio, dedicata al patrono cittadino, sorge in Piazza Maggiore ed è la più grande e importante chiesa bolognese.

La costruzione fu iniziata nel 1390 sotto la direzione di Antonio di Vincenzo. Nel 1514 Arduino degli Arriguzzi propose un nuovo modello a croce latina che avrebbe superato in grandezza la chiesa di San Pietro a Roma, ma, secondo la leggenda, Pio IV ne bloccò la realizzazione sollecitando i lavori per la costruzione dell’Archiginnasio. Anche la facciata rimase incompiuta, rivestita parzialmente in marmo da Giacomo Ranuzzi a partire dal 1538. L’interno del tempio, costruito in epoche diverse, è diviso in tre navate su cui si aprono ventidue cappelle decorate da artisti tra cui Francesco Francia, Lorenzo Costa, Parmigianino, Donato Creti.

Celebre è la Cappella musicale di San Petronio, la più antica istituzione musicale di Bologna (1436), il cui simbolo più prestigioso è un organo tuttora funzionante, che, costruito attorno al 1470 da Lorenzo da Prato, è il più vecchio al mondo ancora in uso. Molto visitata anche la Cappella dei Re Magi (IV) già Bolognini, le cui pareti furono sontuosamente affrescate da Giovanni da Modena con scene che rappresentano “Il Paradiso” e “l’Inferno”.

Molto nota è anche la meridiana dell’astronomo Cassini, che con i suoi 67,27 metri, è la più lunga al mondo.

L’accesso alla Basilica è piuttosto difficoltosa nonostante sia presente una rampa sul lato destro della scalinata di accesso alla chiesa ma la pavientazione a ciotoli e la presenza di un gradino redono diffocoltoso l’accesso alla rampa.

Intervento di Lisa Noja al Consiglio della Regione Lombardia su disabilità e accessibilità

L’Associazione Nazionale Turismo Open condivide pienamente il discorso fatto dalla Consigliera Lisa Noja all’approvazione della legge di Bilancio della Regione Lombardia.

Di particolare interesse mi sembra il discorso dell’accessibilità ai luoghi pubblici e privati, non solo come strumento di integrazione sociale, ma anche come risorsa economica. Il valore aggiunto dell’accessibilità oltre a quello dell’integrazione è quello del rafforzamento dell’economia locale.

Il video dell’intervento si trova a questo link.

Antonio Capoduro
Pres. ANTO

Nuovo Partner

Con grande onore e senso di responsabilità storica comunico che la Associazione Nazionale Turismo Open ha un nuovo Partner: la Fondazione Fossoli.

Ringrazio il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Fossoli che ha approvato la mia richiesta di diventare Partner di ANTO. Un sentito ringraziamento alla D.ssa Manuela Ghizzoni, presidentessa della Fondazione, per averci concesso la bella intervista che potete trovare al link sottostante e per aver portato in CdA la mia richiesta.

Questo è i link all’intervista.

Antonio Capoduro
Presidente Associazione Nazionale Turismo Open

Cinto Caomaggiore (VE)

Ringrazio il sindaco di Cinto Caomaggiore, Gianluca Falcomer, per aver accettato questa intervista che intende offrire ai nostri lettori una sorta di guida turistica e valorizzare tutto il territorio nazionale partendo dai piccoli comuni. La Associazione Nazionale Turismo Open intende mappare ogni località per agevolare i turisti a essere consapevoli delle difficoltà che si incontrano quando si va a visitare luoghi più o meno importanti. La consapevolezza dell’accessibilità e delle barriere architettoniche chi si incontrano in ogni luogo e momento della vita quotidiana.

La storia di Cinto Caomaggiore e il suo significato storico

Cinto Caomaggiore è un luogo ricco di storia e cultura. Il territorio è caratterizzato dalle risorgive, veri gioielli naturali, e da un paesaggio che unisce la bellezza dei parchi al patrimonio storico. Durante il periodo risorgimentale, il paese ha vissuto le vicissitudini dei conflitti tra francesi, austriaci e lo Stato Veneto, passando attraverso diversi domini che hanno lasciato tracce nel tessuto urbano e sociale. La comunità cintese, nel corso dei secoli, ha sempre dimostrato grande resilienza e capacità di valorizzare le proprie risorse, rendendo Cinto un piccolo scrigno di storia e natura.

Accessibilità e inclusione a Cinto Caomaggiore

Come primo cittadino, vedo il nostro paese in continuo miglioramento sul fronte dell’accessibilità. Le chiese, gli edifici pubblici e molti esercizi commerciali sono stati adeguati per accogliere tutti, indipendentemente dalle loro capacità fisiche. Certamente, c’è ancora da fare, ma stiamo lavorando per abbattere le barriere architettoniche rimanenti e per sensibilizzare ulteriormente la comunità sull’importanza dell’inclusione.

Accessibilità ai parchi e sviluppo turistico

Il parco e i laghi del territorio cintese rappresentano un valore aggiunto straordinario per il turismo locale. Anche se Venezia rimane il cuore dell’attrattività turistica della provincia, credo che un turismo di prossimità possa partire proprio dalla valorizzazione della nostra natura incontaminata. Se dovessi incrementare il turismo, partirei dalla creazione di percorsi accessibili che combinino la storia, la cultura e la natura, come un itinerario tematico sulle risorgive e il loro ruolo storico e ambientale.

Turismo e disabilità

Con l’innalzamento dell’età media della popolazione, turismo e accessibilità devono andare di pari passo. Un territorio che si apre alle necessità di tutti, incluse le persone con disabilità, non solo dimostra sensibilità sociale ma si posiziona anche come destinazione turistica di qualità. Investire nell’accessibilità è un modo per rendere il turismo più inclusivo e per garantire esperienze memorabili a chiunque visiti il nostro territorio.

Bilancio di tre mandati come sindaco

Sono onorato di essere giunto al mio terzo mandato. Durante la mia guida, Cinto Caomaggiore è cambiato sotto molti aspetti: abbiamo migliorato le infrastrutture, potenziato i servizi sociali e avviato importanti progetti per la sostenibilità ambientale e lo sviluppo economico. La sfida maggiore è stata mantenere viva la coesione sociale in un periodo di grandi cambiamenti.

Tre luoghi da visitare a Cinto Caomaggiore

1. Le chiese, oratori e capitelli, con il suo fascino storico.

2. Il Parco e i suoi laghi, un luogo perfetto per chi cerca tranquillità immersa nella natura.

Un evento per sensibilizzare sull’accessibilità

Sarei assolutamente favorevole a organizzare una giornata intitolata “Tutti in carrozzina”. Questo evento sarebbe un’occasione per i cittadini di comprendere le difficoltà quotidiane che affrontano le persone con disabilità e per promuovere soluzioni pratiche per abbattere le barriere architettoniche.

Fiere e sagre con un’attenzione all’inclusività

Le fiere e sagre paesane di Cinto sono appuntamenti molto attesi. Informare l’Associazione Nazionale Turismo Open sarebbe un ottimo passo per ampliare la nostra platea e rendere questi eventi ancora più inclusivi.

La sfida di governare un piccolo paese

Governare un piccolo paese non è mai semplice: le risorse sono limitate, e ogni decisione ha un impatto immediato sulla comunità. Tuttavia, è anche incredibilmente gratificante vedere i frutti del proprio lavoro e l’affetto dei cittadini.

Chi è Gianluca Falcomer?

Sono nato a Portogruaro nel 1983 e vivo da sempre a Cinto Caomaggiore. Dopo gli studi, mi sono dedicato con passione all’Europrogettazione e al servizio pubblico, fino a diventare sindaco. Amo la natura, la lettura e la storia. Nel tempo libero, mi dedico alla musica, mi diletto con il pianoforte e ottoni, alla cura dell’orto, dove coltivo diverse varietà di piante, e alla promozione della cultura locale. Credo profondamente nell’importanza di preservare le nostre radici, guardando al futuro con ottimismo e spirito innovativo.

Reggia di Venaria Reale

Dove si trova

La reggia di Venaria Reale è una delle residenze sabaude parte del sito seriale UNESCO iscritto alla Lista del Patrimonio dell’umanità dal 1997.

1658-1699: la Residenza di piacere e caccia
A metà del XVII secolo il duca Carlo Emanuele II di Savoia e la duchessa Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours decidono di costruire un nuovo gioiello da aggiungere alla corona di residenze che circonda Torino. L’incarico di disegnare un luogo destinato al piacere e alla caccia viene assegnato all’architetto di corte Amedeo di Castellamonte. Il progetto, di grandioso impatto scenografico, comprende il palazzo, il parco, i boschi di caccia e un intero borgo. La residenza nasce insieme ai giardini all’italiana e un gioco di sculture, e poi ancora: fontane, scalinate spettacolari e terrazze su più livelli, un Parco alto al piano del palazzo e un Parco basso al piano della Peschiera. L’intera composizione è resa unica dalla linea prospettica che taglia il Borgo e continua nel cuore della Reggia lungo il canale che collega la Fontana d’Ercole al Tempio di Diana.

1699-1798: il Palazzo dei Re
A partire dal 1699 l’architetto Michelangelo Garove progetta nuovamente il complesso della Reggia per darle un carattere più grandioso, secondo le ambizioni di Vittorio Amedeo II. I Giardini vengono completamente ridisegnati alla francese, con prospettive aperte sull’infinito e un nuovo respiro, come detta il gusto della più grande corte europea, Versailles. Intanto il duca diventa re: nel 1716 affida il progetto di ampliamento a Filippo Juvarra, che con la sua Galleria Grande, la Cappella di Sant’Uberto, la Citroniera e la Scuderia, porta la Reggia tra i capolavori del barocco. Nel 1739 Carlo Emanuele III incarica Benedetto Alfieri di dare unità al complesso con un sistema di gallerie di comunicazione e ambienti di servizio, tra cui le scuderie e il maneggio coperto. La Reggia prosegue la sua vita di corte durante il regno di Vittorio Amedeo III e di Carlo Emanuele IV, fino al declino dell’Antico Regime.

1798-1999: il periodo militare e il declino
La trasformazione della Reggia in caserma comincia all’inizio dell’Ottocento dopo l’arrivo di Napoleone, la fuga e il successivo ritorno dei Re. Scompare il disegno dei Giardini, spianati in una piazza d’armi per le esercitazioni militari. Cavalli, cannoni e moschetti sostituiscono aiuole, fontane e sculture. Il complesso conosce le divise delle guerre d’Indipendenza e quelle dell’esercito italiano durante la Prima e la Seconda guerra mondiale. Tolto il presidio militare, la Reggia diventa preda dei vandali, che spogliano il palazzo di tutti i materiali riutilizzabili. Un periodo d’oblio riscattato dai generosi tentativi della comunità e della Soprintendenza dei Beni Architettonici di scongiurare l’irreparabile.

1999-2007: il cantiere di restauro
Il restauro della Reggia e dei Giardini è parte del Progetto La Venaria Reale, che include anche il recupero del Borgo Antico e del Parco della Mandria. Avviato nel 1999 dal Ministero dei Beni e le Attività Culturali e dalla Regione Piemonte, con il sostegno dell’Unione Europea e del Ministero dell’Economia e la collaborazione della Provincia di Torino, del Comune di Venaria e del Comune di Torino, il progetto riporta alla luce affreschi, decorazioni e testimonianze archeologiche attraverso metodologie di intervento all’avanguardia. È la più grande opera di conservazione di un bene culturale mai realizzata in Europa. 100.000 metri quadrati della superficie dell’intero complesso sono stati restaurati, 9.500 metri quadrati di stucchi recuperati, 1.000 di affreschi riportati alla luce. Gli ettari di Giardini già visitabili sono 50, 200.000 le nuove piantumazioni, 11 i milioni di litri d’acqua nella Peschiera, 4.500 i metri quadrati delle Scuderie Juvarriane. Viene compiuta la riqualificazione di un intero territorio alle porte di Torino.

dal 2007: la rinascita
L’inaugurazione – il 12 ottobre 2007 – restituisce al pubblico la Reggia e i suoi Giardini. L’architettura, la storia, il paesaggio, i moderni linguaggi artistici, capolavori d’arte e uno spettacolare ed evocativo allestimento sugli stili di vita del Seicento e Settecento offrono ai contemporanei lo splendore di una grande corte europea. Attraverso il percorso di visita, le mostre, gli spettacoli, i concerti, i convegni e i piaceri enogastronomici, la regalità e il piacere di vivere sono tornati di casa alla Reggia di Venaria.

Accessibilità alla Reggia di Venaria Reale

La Reggia di Venaria Reale e le zone destinate alle mostre temporanee, quali le Scuderie Juvarriane e la Sala delle Arti, sono prive di ogni barriera architettonica. La presenza di ascensori, rampe e scivoli agevola lo spostamento tra i vari corpi e i vari piani.

È consentito l’accesso in completa autonomia a persone in carrozzine e passeggini. Al punto di accoglienza sono disponibili sedie a rotelle (da verificare in loco). Potete trovare informazioni più dettagliate a questo link: https://lavenaria.it/it/visita/accessibilita/disabilita-motoria-passeggini

Ingresso principale

Rampe per la discesa al piano interrato

Pianta complessiva delle Reggia di Venaria

Immagine che contiene mappa, testo, schermata, Piano

Descrizione generata automaticamente

Pianta del piano seminterrato

Piano seminterrato

Ascensore del seminterrato per l’accesso al Piano Nobile

Ascensore al Piano Nobile

Ascensore al Piano Nobile per la salita all’ingresso
della mostra nella Sala delle Arti

Toilette al piano Sala delle Arti

Numerosi sono i bagni accessibili presenti lungo il percorso della visita

Ascensore della Sala della Arti al termine della mostra per la discesa al piano

Passaggi tra le varie sale del Piano Nobile prive di qualsiasi ostacolo

Ascensore dal Piano Nobile per la discesa alle Scuderie, al book Shop e alla Cappella Sant’Uberto

Rampe per l’ingresso nella Cappella Sant’Uberto e per l’uscita dalla Reggia

Accesso dal Book Shop alle scuderie Juvarriane

Ascensore di accesso alla Chiesa di Sant’Uberto

I giardini

Sono accessibili sia dal Piano Nobile della Reggia, dal book shop e dal cancello situato sotto l’orologio all’ingresso del complesso.

Accesso ai giardini dal Book Shop

Rampa per accedere ai Giardini dalla Balconata
del Piano Nobile

Ingresso per accedere direttamente
dalla piazza ai Giardini

Mezzi di locomozione

La presenza di ghiaietta nei vialetti dei giardini potrebbe rendere un po’ difficoltosa la movimentazione delle carrozzine, ma a disposizione del pubblico con difficoltà motorie, c’è la possibilità di utilizzare gratuitamente mezzi di locomozione elettrici sui lunghi percorsi in esterno.

Carrozzelle elettriche a disposizione dei visitatori all’ingresso sotto l’orologio

Trenino

Altra possibilità per la visita dei giardini è quella di effettuarla a bordo di un trenino  

Uscita dalla Chiesa di Sant’Uberto

Biglietteria

La biglietteria è collocata in un altro edificio, poco distante dall’ingresso della Reggia, in Via Andrea Mensa 34. Anche questi locali hanno la completa accessibilità.

Parcheggio Castellamonte in prossimità della Reggia

Ampi parcheggi sono disponibili presso la  Reggia: quello  più in prossimità  è il Parcheggio Castellamonte è disponibile a circa 200 metri dall’ingresso. Ci sono spazi riservati a disabili e un’apposita rampa di accesso per carrozzelle.

Non solo disabilità motorie

La Reggia di Venaria rende accessibile i suoi spazi non solo alle persone con disabilità motorie ma anche alle altre tipologie di disabilità: Qui di seguito le proposte di visita:  

La Reggia è raggiungibile da Torino grazie ad una linea dedicata Venaria Express, treno, mezzi pubblici e aereo.

Per indicazioni dettagliate consultare il sito https://lavenaria.it/it/visita/come-arrivare